che la bicicletta sia il mio mezzo di trasporto preferito non è un gran mistero – aver imparato ancora prima di prendere la patente a usare il cambio dell’automobile senza neanche sfiorare la frizione, è stato un achievement particolarmente marmockio – ma nessuna sinfonia di ingranaggi automobilistici (e stiamo parlando di utilitarie: niente SUV, siamo inglesi) può superare il discreto fruscio di ingranaggi di bicicletta ben oliati, mentre la campagna brianzola scorre via veloce a lato e la strada si dipana sotto le ruote sottili di una bicicletta da corsa.
e in effetti le biciclette sono state una presenza costante nel lungo processo di demarmockificazione – fedeli compagne, affidabili e sempre presenti, proprio come un SUV, ma senza monossido di carbonio, benzene, fumi vari, e queste cose qui. e con un cuore di panna.
in questi giorni sto scegliendo una nuova bicicletta per la mia mobilità urbana londinese, e mentre leggevo liste infinite di una varietà insondabile di ingranaggi, sellini, telai, mozzi, ruote e quant’altro, mi tornavano pian piano in mente le fedeli compagne a due ruote di questi anni, e un bel po’ di ricordi anch’essi rigorosamente a due ruote.
così ho deciso di intrattenervi con una serie di posts sulle bici della mia vita, con qualche foto, se ne trovo.
inizio da una breve lista, citando per ciascuna il soprannome e un ricordo…
- il primo amore: minuscola bicicletta azzurra, ufficialmente prima della serie.
due secondi dopo essermi seduto sul sellino avevo deciso che lo scopo principale del mio rapporto con le biciclette sarebbe stato capire come andare il più veloce possibile - la molleggiata: con un po’ di ritardo sulle mode del tempo (ma il vero fashionista si prende sempre il suo tempo), una mini-bici rossa, kattiva e supermolleggiata. due secondi dopo essermi seduto sul sellino avevo deciso che lo scopo principale del mio rinnovato rapporto con le biciclette sarebbe stato cercare di compiere le più spericolate acrobazie possibilmente senza spaccarmi i nuovi denti che all’epoca mi stavano spuntando
- cuore nero: la vecchia bici del nonno, nonché del babbo. nera, splendida e sempre affidabile, robusta e piacevole da guidare. su cuore nero ho imparato a guidare senza mani, senza neanche volerlo
- maffioletti: la poderosa e leggerissima bici da corsa del babbo. con questa cercai di avventurarmi in cima a Montevecchia sotto il sole verticale di un mezzogiorno di piena estate, e se non vidi la Madonna fu solo per miracolo
- la poderosa: ancora in ritardo sulle mode, fu la mia prima mountain bike. più di ottocento chilometri sulle colline d’Irlanda dopo l’esame di maturità. mi avrebbe portato in capo al mondo se non l’avessero rubata alla stazione di Robbiate
- argentovivo: regalo di compleanno che sostituì la poderosa. leggera e velocissima. per la prima volta ebbi l’impressione di poter salire con la bici anche su una parete verticale
- rover: prima (e per il momento unica) bicicletta a Londinium. ovviamente il ricordo più importante è di lei nell’ingresso di 65BS, parva domus sed apta mihi